Silvia Bartocci

Psicologa, Psicoterapeuta

“Avere un quoziente intellettivo alto non garantisce un intelligenza emotiva elevata” H . Gardner

Il mio approccio con la psicologia avviene abbastanza presto, nella scuola superiore frequentando l’Istituto Magistrale. Da li inizia la passione, in un primo momento avevo pensato e valutato di fare la ricercatrice.

Primo passo che feci fu iscrivermi all’Università scelta facile tra l’Università Salesiana e La Sapienza, ovviamente la prima, senza aver mai avuto mai un ripensamento sia per il curriculum che per l’Università. Mi laureo nel 2004 con una tesi sulla meditazione orientale come supporto alla psicoterapia, tesi di tipo compilativo.

Secondo passo 1anno di tirocinio, posso fare l’esame per l’iscrizione all’Albo degli psicologi del Lazio, contemporaneamente frequento un corso per conduttore di Training Autogeno, nell’attesa di scegliere la scuola di Specializzazione adatta a me.

Infatti nel frattempo ho scoperto che fare la ricercatrice non era proprio la mia passione e quindi mi sono iscritta alla scuola di Specializzazione Auximon di tipo

Analitico Transazionale che mi ha permesso di diventare psicoterapeuta con il riconoscimento internazionale.

Andando avanti con la pratica terapeutica e la terapia personale, un percorso non sempre facile, è proprio vero non è sempre piacevole sentirsi dire i propri difetti e le cose che non vanno di noi stessi.

Il mio percorso terapeutico personale, mi permette ora, seduta sull’altra poltrona, di comprendere e rispettare i tempi di assimilazione e soprattutto di cambiamento e di comprendere la difficoltà di “dire ad alta voce” alcuni aspetti di se stessi.

Lavorando e conoscendo sempre di più i diversi ambiti di lavoro come psicoterapeuta decido di approfondire, anche per passione personale la psicoterapia in ambito sportivo in modo particolare psicoterapia ed acqua e lavorare principalmente con persone che hanno paura dell’acqua o difficoltà nell’entrare e stare in piscina o al mare.

Nella pratica quotidiana mi occupo di adolescenti, coppie, ed adulti sia in terapia individuale che di gruppo.

Il bello di questo lavoro o mission è quando le persone arrivano a studio e dopo un periodo difficile ti dicono… “sto meglio…..” oppure che ti chiedono un abbraccio proprio la persona più restia alla terapia ed al contatto con gli altri.

Nonostante sia trascorso diverso tempo dall’inizio della mia attività gli aggiornamenti non mancano mai, ultimamente sto cercando di approfondire la possibilità di lavorare con la fotografia in ambito terapeutico. Un lavoro che permette superare un empasse.

Attualmente sto cercando di valorizzare alcune modalità di lavorare sul corpo.

Adoro il mio lavoro, nonostante in alcuni momenti sia difficile far combaciare e tenere fuori dalla porta le proprie difficoltà soprattutto quando vengo rispegliate o combaciamo con quelle del propri pazienti.